Casera Vescovà: La Sfida dei 1.500 Metri di Dislivello nelle Dolomiti Bellunesi

 


C'è un momento nella vita di ogni escursionista in cui si capisce di essere pronti a spingersi un po' più in là, a superare i propri limiti. Questa escursione ha rappresentato esattamente questo per me. Niente aridi riassunti tecnici per ora, voglio solo condividere un traguardo personale di cui vado immensamente fiero: per la prima volta sono riuscito a superare la fatidica soglia dei 1.500 metri di dislivello positivo in una sola giornata! Fino a questo momento, il mio record indiscusso era fermo a 1.300 metri, sudati e conquistati partendo da Gares per raggiungere lo splendido Rifugio Rosetta. Ma questa volta, l'asprezza e la bellezza del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi mi hanno chiamato per una sfida ancora più grande, regalandomi un'avventura che difficilmente dimenticherò.


🥾 Scheda Tecnica Escursione

Livello: 🟠 IMPEGNATIVO (IG 60.8)
(Leggi la Legenda)

📊 SFORZO FISICO

Tempo Totale: 11h 45min

📏 Lunghezza: 25.80 km

📈 Dislivello: 1650 m

📉 Pendenza Max: 33%

🗺️ PERCORSO

🥾 Tipo Sentiero: T - E - EE

🛤️ Sentieri: CAI 503, 514 (AV1), 518

🪧 Segnaletica: Presente

🗺️ Cartografia: Tabacco n. 024

🏔️ AMBIENTE

🔝 Altitudine Max: 1.900 m

❄️ Neve: Assente

💧 Acqua: Assente

🏠 LOGISTICA

🏨 Rifugio: 0 notti

Tenda/Bivacco: 1 notte

🧗 VIA FERRATA

⛓️ Ferrata: Assente

🚶 Avvicinamento: 0 ore

Tempo Ferrata: 0 ore


Dati rilevati con strumentazione GPS. L'escursione è classificata come impegnativa per il dislivello complessivo e la lunghezza, richiedendo un ottimo allenamento fisico e spirito di adattamento per il pernottamento in bivacco.





Come arrivare

Il punto di partenza perfetto per questa avventura è la località "La Pissa" (conosciuta anche come Costa Pinei), situata lungo la Strada Regionale 203 Agordina, nel tratto di fondovalle che collega Belluno ad Agordo. Proprio in corrispondenza dello sbocco della Val Vescovà si trova un piccolo spiazzo parcheggio a ridosso della strada dove poter lasciare l'auto. Qui le indicazioni maps.


Da qui, è facile individuare l'inizio del sentiero CAI che, con una evidente rampa, si inoltra rapidamente nel bosco.



Giorno 1 - La salita alla Casera Vescovà

Zaino in spalla e scarponi allacciati, sono partito dal fondovalle a 499 metri di altitudine. Ho seguito fin da subito le indicazioni del sentiero inoltrandomi nella suggestiva Val Vescovà


La prima parte del sentiero è nel bosco per poi sbucare su strada forestale.


Passo dopo passo, ho guadagnato quota affrontando i vari tornanti nel bosco, sentendo la pendenza farsi via via più importante. 


Dopo una lunga salita e diverse ore di cammino, sono sbucato nella radura del Pian del Gat, dove sorge il Rifugio Bianchet, situato a circa 1.250 metri di altitudine. È stato il luogo ideale per riprendere fiato e fare una sosta, ma sapevo bene che la vera meta era ancora più in alto.


Lasciandoci il Rifugio alle spalle, sono tornato sui miei passi per pochi metri e sulla destra le indicazioni per la Casera Vescovà.


Il sentiero si snoda nel bosco e scende fino al letto di un torrente ormai secco, dove giriamo a sinistra e poi prendiamo il sentiero che inizia la salita nel bosco sulla destra.


Attenzione che su questo tratto non ci sono molti bollini ma solamente degli omini di pietra quindi da tenere gli occhi ben aperti e in caso aiutarsi con la traccia GPX.


La fatica iniziava a farsi sentire pesantemente sulle gambe, ma la determinazione di superare il mio record personale mi ha spinto in avanti. 


Uscendo progressivamente dalla vegetazione più fitta, ho continuato a inerpicarmi lungo i pascoli d'alta quota fino a raggiungere l'agognata Casera Vescovà


Una volta arrivato in cima, il mio GPS ha segnato la quota massima di circa 1.862 metri. Una soddisfazione immensa, ripagata da una vista spettacolare e dal vento fresco dell'alta quota.




Casera Vescovà

La Casera Vescovà, situata a 1.862 metri di altitudine ai piedi delle imponenti pareti della Talvena, è una struttura in pietra e legno che testimonia la lunga tradizione pastorale di queste valli. 


Nata originariamente come malga per l'alpeggio e il ricovero del bestiame, è stata finemente ristrutturata nel 2010 grazie alla collaborazione tra il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e il Demanio dello Stato. Oggi la struttura funge sia da punto di appoggio per il personale del Parco e dei Carabinieri Forestali, sia da bivacco per gli escursionisti. 


All'interno si trovano 6 posti letto (disposti su un tavolato in legno) e una stufa a legna, fondamentale per riscaldarsi nelle fredde notti d'alta quota; tuttavia, per usufruire del bivacco in modo completo è opportuno provare a chiamare il Rifugio Bianchet per capire se la casera è aperta o meno. 



Per quanto riguarda l'acqua, è presente una cisterna con un rubinetto, ma non sempre c'è acqua: è quindi fondamentale farne scorta al Rifugio Bianchet o affidarsi ai piccoli torrenti che si incontrano lungo il sentiero (previa depurazione), poiché la zona può risultare piuttosto arida in estate inoltrata. 




Giorno 2 - Il ritorno a valle

Dopo il risveglio in quota, e aver sistemato il Bivacco, sono ripartito dalla Casera per compiere un anello molto più spettacolare. 


Ho camminato in quota  seguendo tracce di sentier, infatti in questa parte di sentiero fino alla Casera la Vareta non ci sono molti bollini e per questo bisogna avere un occhio esperto e aiutarsi con traccia GPX e cartina. 


Ho raggiunto così la Casera La Vareta, un altro ricovero che consiglierei solo per estrema emergenza infatti i letti sono marci e la struttura in se è molto sporca.



Successivamente ho puntato verso la Forcella La Vareta, dove il panorama si è aperto ulteriormente sul Monte Schiara.



Dalla forcella ho girato a destra, seguendo le indicazioni in direzione del Rifugio Bianchet e percorrendo un tratto della celebre Alta Via n. 1, dove il sentiero, con un po' di sali e scendi è esposto ma con una vista mozzafiato sul Monte Schiara.


Ad un certo punto il sentiero inizi a scendere rapidamente a zig zag fino al bivio forcella La Vareta - Nerville, ho mantenuto la direzione per il Bianchet, scendendo gradualmente verso la radura del rifugio.


Questa volta al Rifugio Bianchet (1.250 m) la sosta è stata obbligatoria e decisamente gratificante: mi sono regalato un piatto di gnocchi al ragù di cervo accompagnati da una birra fresca, il modo migliore per festeggiare l'impresa. 


Per concludere il giro, ho seguito la strada forestale e l'ultimo tratto di sentiero nel bosco, che mi ha riportato agilmente a valle fino al punto di partenza del giorno prima.




Considerazioni

Come sempre, ci tengo a ricordarvi che la montagna è un ambiente meraviglioso ma che esige un profondo rispetto. Valutate molto bene la vostra preparazione fisica e l'allenamento (l'impegno richiesto per questo dislivello non è affatto banale!), controllate scrupolosamente le previsioni meteo prima di mettervi in viaggio e assicuratevi di avere un'attrezzatura e una scorta d'acqua adeguate.

La fontana al rifugio Bianchet non è potabile!


Quando dormite in un bivacco, ricordate che siete ospiti della natura e di chi ha faticato per mantenere queste strutture. Ecco le regole d'oro:

  1. Lasciate il posto meglio di come lo avete trovato: Portate sempre a valle i vostri rifiuti (tutti, nessuno escluso).
  2. Gestione delle risorse: Se usate la legna per la stufa, cercate di reintegrarla raccogliendo rami secchi nelle vicinanze per il prossimo escursionista che potrebbe arrivare in condizioni di emergenza.
  3. Rispetto e condivisione: Il bivacco è un bene comune. Se arrivano altri escursionisti, fate spazio: in montagna non si nega mai un posto a nessuno.
  4. Sicurezza: Prima di andarvene, assicuratevi che la stufa sia spenta e che porte e finestre siano ben chiuse per evitare che animali o intemperie danneggino la struttura.

Per facilitarvi l'orientamento, vi lascio la mia traccia GPX scaricabile del giro completo. In questo modo potrete seguire passo passo il mio stesso percorso e, perché no, provare anche voi a superare i vostri limiti.