Alla scoperta della Val Zoldana: trekking verso la Baita daré Copada
Inizia a immaginare il profumo inebriante del bosco al mattino presto, il cinguettio degli uccelli in lontananza e il fruscio leggero del vento tra le fronde dei pini. Questa escursione ci porta dritti nel cuore verde e selvaggio della Val di Zoldo, ben lontano dalle rotte più affollate e caotiche. Si tratta di una vera e propria perla per chi ama i silenzi della natura e desidera godersi uno dei paesaggi dolomitici più autentici e suggestivi di sempre. Preparate gli scarponi e allacciateli bene, perché oggi vi porto con me in un viaggio indimenticabile al cospetto di pareti maestose, pinnacoli di roccia e cieli sconfinati.
🥾 Scheda Tecnica Escursione
📊 SFORZO FISICO
⌛ Tempo Totale: 7h 30min
📏 Lunghezza: 18.1 km
📈 Dislivello: 1260 m
📉 Pendenza Max: 46%
🗺️ PERCORSO
🥾 Tipo Sentiero: T - E - EE
🛤️ Sentieri: CAI 490, 485
🪧 Segnaletica: Presente
🗺️ Cartografia: Tabacco n.025
🏔️ AMBIENTE
🔝 Altitudine Max: 1872 m
❄️ Neve: Assente
💧 Acqua: Presente
🏠 LOGISTICA
🏨 Rifugio: 0 notti
⛺ Tenda/Bivacco: 0 notti
🧗 VIA FERRATA
⛓️ Ferrata: Assente
🚶 Avvicinamento: 0 ore
⌛ Tempo Ferrata: 0 ore
Come arrivare
Il nostro punto di partenza per questa splendida avventura è il Lago di Pontesei, situato in Val di Zoldo lungo la strada provinciale SP251. Se provenite da sud, una volta superato Longarone continuate a salire verso Forno di Zoldo. Poco dopo aver affiancato la diga del lago, troverete un comodo e ampio spiazzo dove parcheggiare la macchina, sulla sinistra. Da qui (indicazioni maps), vi basterà attraversare la strada per trovare l'imbocco del nostro sentiero.
Il percorso
Sono partito di buon mattino direttamente dal parcheggio del Lago di Pontesei, a una quota iniziale di 831 metri. Invece di salire per la via più ripida, ho scelto di iniziare la mia escursione incamminandomi lungo la comoda strada forestale.
Salendo circondato dal bosco, la mia prima tappa è stata la Casera del Mugon (1024 metri), una semplice ma vitale struttura di riparo sempre aperta.
Poco prima della casera sulla sinistra trovate il sentiero CAI n.491 che si addentra nel bosco.
Ho quindi proseguito fino alla Casera Fagarè, situata a 1103 metri di quota. È un luogo molto rilassante e bucolico, caratterizzato da un bellissimo prato antistante con un focolare: una postazione fantastica se si vuole accendere un fuoco o piantare una tenda.
Lasciata la casera alle mie spalle, ho ripreso a salire inoltrandomi sotto le maestose e suggestive pareti rocciose del Castelaz, per poi continuare la decisa ascesa verso la mia meta principale.
Nota: qui ho perso per un breve tratto il sentiero prendendo quella che erroneamente pensavo fosse una scorciatoia, che si è rilevata essere un sentiero percorso dalle capre. Vi consiglio di guardarvi sempre bene intorno e seguire i bollini del CAI.
Arrivato al Bivio del Troi del Camillo inizio la mia salita nel bosco per poi ricollegarmi ad una strada forestale che costeggia i tralicci dell'Enel. Poco più avanti trovo il sentiero CAI n.485 che si addentra nel bosco e che inizia a salire.
Dopo circa 300m di dislivello tenendo la destra, trovo le indicazioni per cima Castellaz (1446 metri).
Restando in quota raggiungo rapidamente la cima, dove non c'è una croce di vetta ma posso ammirare le cime circostanti tra cui il Monte Pelmo.
Tornando sui miei passi, continuo la salita, a volte interminabile, verso Baita daré Copada.
Nel frattempo raggiungo Casera de Castelin (1504 metri), una casera rustica con un tavolo, stufa e caminetto, volendo ci si può accampare con una tenda e con vista sul monte Pelmo.
Dopo questa breve sosta continuo la mia salita e fortunatamente sfrutto dei punti panoramici per riprendere fiato da questa salita che sale con pendenza costante.
Finalmente la salita diventa più dolce e proseguendo in un falso piano raggiungo la tanto attesa Baita daré Copada (1856 metri).
Questo piccolo e intimo bivacco in legno è un gioiellino: all'interno l'arredamento è essenziale ma utilissimo, provvisto di un tavolo con panche, qualche attrezzo da lavoro e da cucina, e un soppalco in legno pensato per la notte. Attenzione però, la struttura è un bivacco rustico, per cui nel soppalco non ci sono materassi o letti veri e propri, bisogna sapersi adattare!
Dopo essermi gustato il panorama dalla Baita e fatta tappa pranzo, ho proseguito il mio cammino fino a scollinare alla Forcella de le Calade (1858 metri), per poi iniziare la discesa verso il Rifugio Bosconero lungo il sentiero CAI n.501.
La discesa si presenta tutta al sole e molto ripida, e raggiungo velocemente quota 1350 metri di altitudine, dove trovo un bivio e scelgo di continuare a dirigermi al Rifugio Bosconero.
Superato il letto del torrente rientro nel bosco dove mi aspettano gli ultimi 100 metri di dislivello circa molto verticali, inoltre vi consiglio di guardarvi bene intorno perché la traccia del sentiero non è chiara ma sono presenti sufficienti bollini CAI.
Dopo quest'ultimo pezzo di salita finalmente il sentiero inizia a scendere per poi aprirsi in una radura dove sorge il Rifugio Bosconero (1457 metri).
A differenza del bivacco precedente, qui parliamo di una struttura pienamente attrezzata (aperta in stagione) che vanta circa 36 posti letto distribuiti in comode camerate, un'ottima cucina riscaldata e un locale invernale d'emergenza annesso.
Dopo una meritata pausa al rifugio, ho chiuso il mio anello scendendo nuovamente fino alla Casera del Mugon (1024 metri) seguendo il sentiero CAI n.490
Passando sopra ponticelli di legno e ruscelli d'acqua.
Una volta raggiunta Casera del Mugon ne ho approfittato per fare un rifornimento d'acqua fresca alla sua fontanella.
Dissetato, ho infine ripreso la strada forestale in discesa, ricalcando i miei primi passi della giornata fino a tornare comodamente al parcheggio.
Considerazioni
La montagna, per quanto affascinante e spettacolare, è un ambiente che richiede sempre grandissimo rispetto e adeguata preparazione. Prima di intraprendere questa escursione, assicuratevi di consultare le previsioni meteorologiche locali. Vi raccomando caldamente di indossare scarponcini da trekking con una buona aderenza (il terreno nel bosco può risultare scivoloso e insidioso, specialmente su rocce o radici umide) e di vestirvi "a cipolla". Portate nello zaino una scorta d'acqua abbondante perché la salita si fa sentire. Come sempre, per non farvi perdere nemmeno un bivio, qui sotto vi lascio in allegato la mia traccia GPX.
Buona escursione!


































