Anello delle Dolomiti Friulane: il trekking di 4 giorni tra torri di roccia e valli selvagge
Se state cercando una montagna autentica, severa, lontana dal turismo di massa e capace di regalare scorci mozzafiato a ogni forcella, l'Anello delle Dolomiti Friulane è l'esperienza che fa per voi!
Ho affrontato questo itinerario ad anello a metà luglio, dividendo il percorso in 4 intensi giorni di cammino ed appoggiandomi per i pernottamenti ai caratteristici e accoglienti rifugi della zona. I numeri complessivi ricavati dalla mia traccia GPX raccontano una vera impresa escursionistica: circa 40 km di sviluppo totale e un dislivello positivo complessivo di circa 4.000 metri! Un percorso faticoso ma immensamente gratificante, tra torri rocciose, passi selvaggi e vallate incantate.
🥾 Scheda Tecnica Escursione
📊 SFORZO FISICO
⌛ Tempo Totale: 4 giorni
📏 Lunghezza: 43.63 km
📈 Dislivello: 3980 m
📉 Pendenza Max: 47%
🗺️ PERCORSO
🥾 Tipo Sentiero: T - E - EE - Attrezzato
🛤️ Sentieri: CAI 353, 346, 354, 342, 361, 367, 369, 366
🪧 Segnaletica: Presente
🗺️ Cartografia: Tabacco n.021
🏔️ AMBIENTE
🔝 Altitudine Max: 2.333 m (Forcella Montanaia)
❄️ Neve: Assente
💧 Acqua: Assente (solo Rifugi)
🏠 LOGISTICA
🏨 Rifugio: 3 notti
⛺ Tenda/Bivacco: 0 notti
🧗 VIA FERRATA
⛓️ Ferrata: Assente
🚶 Avvicinamento: 0 ore
⌛ Tempo Ferrata: 0 ore
Come arrivare
Il punto di partenza dell'itinerario è la Val Cimoliana, nel comune di Cimolais (PN). Si risale la vallata seguendo la rotabile (strada sterrata/asfaltata aperta nei mesi estivi) fino a raggiungere il Parcheggio di Pian Meluzzo a quota 930 m (qui le indicazioni maps).
Info sul parcheggio: Durante la stagione estiva l'accesso dei veicoli a motore in Val Cimoliana è soggetto al pagamento di un pedaggio/ticket giornaliero da saldare all'ingresso della valle o tramite casse automatiche. È consigliabile arrivare la mattina presto per trovare posto ed evitare code oppure partire durante la settimana per evitare di pagare il ticket di ingresso alla valle.
Nota: in caso potete arrivare fino al parcheggio del Rifugio Pordenone (qui le indicazioni maps), ma attenzione che oltre il parcheggio di Pian Meluzzo la strada attraversa il letto del fiume Cimolais e in caso fosse previsto mal tempo nei giorni successivi al vostro passaggio, c'è il rischio che il guado si rovini e poi per una macchina normale è difficile uscire.
Giorno 1: Da Pian Meluzzo al Rifugio Padova
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Punto di partenza
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Pian Meluzzo (930 m) |
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Punto di arrivo
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Rifugio Padova (1.298 m) |
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Km totali
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12,8 km |
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Dislivello positivo
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+1.380 m |
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Dislivello negativo
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-1.030 m |
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Pendenza media
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19% |
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Punti di appoggio
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Rif. Pordenone, Biv. Giuliano Perugini |
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Acqua
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Rif. Pordenone, ruscello prima del Biv. Perugini |
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Note: Discesa su ghiaione e si scivola facilmente.
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Ho intrapreso il cammino partendo da Pian Meluzzo (930 m) per salire verso il primo punto d'appoggio, il Rifugio Pordenone (1.236 m).
Consiglio: come già detto, si può evitare questo primo tratto parcheggiando nei pressi del Rifugio Pordenone riducendo così di 250m di dislivello e 4km.
Dal Rifugio ci si addentra nell'iconica Val Montanaia. Inizialmente nel bosco e poi la pendenza si fa via via più ripida tra roccia e ghiaioni.
Continuando a salire si inizia a intravedere il Campanile di Val Montanaia.
Continuando a salire affianco ad un ruscello d'acqua
Per poi raggiungere il Bivacco Giuliano Perugini (2.025 m), situato ai piedi del leggendario Campanile di Val Montanaia (2.028 m).
Ho colto l'occasione per raggiungere la base del Campanile e godermi così la vista sulla Forcella Montanaia e il bivacco sottostante.
Dopo una sosta d'obbligo di fronte a questo gigante, ho effettuato l'ultimo tratto in salita per raggiungere Forcella Montanaia (2.333m).
La vista dalla Forcella ha ripagato la fatica fatta fino a quel momento.
Dalla Forcella sono disceso per il ghiaione sul versante opposto che conduce direttamente al Rifugio Padova (1.298 m).
Attenzione: la discesa è molto ripida ed si perde facilmente aderenza a causa della presenza di piccoli sassi sul terreno. Quindi fare molta attenzione nella discesa e assolutamente da non attraversare con il maltempo.
Il Rifugio Padova fu costruito e inaugurato nel lontano 1910 dalla sezione CAI di Padova, fu fortemente voluto dall'ingegner Luigi Puglisi e dal conte Antonio Cattaneo come punto d'appoggio per esplorare la selvaggia Val Talagona e gli Spalti di Toro. Distrutto da una valanga nell'inverno del 1931, venne celermente ricostruito. Sorge in un'incantevole radura prativa circondata da boschi ai piedi dei Monfalconi.
Offre servizio ristorante con piatti tradizionali, bagni con docce e camerate/camere da più letti. Non è convenzionato con il CAI, prezzo di mezza pensione di € 60,00
Giorno 2: Dal Rifugio Padova al Rifugio Giaf
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Punto di partenza
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Rifugio Padova (1.298 m) |
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Punto di arrivo
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Rifugio Giaf (1.428 m) |
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Km totali
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7,63 km |
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Dislivello positivo
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+1.050 m |
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Dislivello negativo
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-880 m |
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Pendenza media
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25% |
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Punti di appoggio
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Bivacco Antonio Marchi e Renzo Granzotto |
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Acqua
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Assente su tutta l'attraversata |
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Note: Discesa su ghiaione ripido, in alternativa si effettua il passaggio verso la Forcella Scodavacca.
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Il secondo giorno mi sono svegliato con la pioggia, ma fortunatamente dopo mezz'ora di cammino il meteo si è placato e così ho deciso di prendere il sentiero verso Forcella Monfalcone di Forni.
Partito dal Rifugio Padova affronto fin da subito una salita costante nel bosco.
Arrivo, quindi al bivio tra il sentiero CAI n. 346 che mi porterebbe al Rifugio Giaf per la Forcella Scodavacca e il sentiero CAI n. 342 che mi porta verso Forcella Monfalcone di Forni. E dato che la pioggia ha smesso e le previsioni sono migliorative nell'arco dell'aggiornata affronto la salita del sentiero 342.
Continuo a salire nella nebbia, fintanto che non si dirada mostrandomi il Monte Pelmo alle mie spalle e di fronte la Forcella Monfalcone di Forni.
Continuo a salire e la vegetazione diventa sempre più rada lasciando spazio a cumuli di roccia e l'ultimo tratto, come per Forcella Montanaia il giorno prima, sale costante senza tregua.
Ma con passo deciso e diverse pause scollino Forcella Monfalcone di Forni (2.249 m), uno dei punti più alti ed emozionanti di tutto il percorso.
Inizio una leggera salita verso Forcella Las Busas per poi continuare a scendere sul sentiero di destra che in poco tempo mi porta al Bivacco Antonio Marchi e Renzo Granzotto (2.151 m), incastonato tra le guglie.
Da qui sono risalito verso la Forcella del Cason (2.157 m) da cui parte la discesa che conduce dritti nella conca dove sorge il Rifugio Giaf (1.428 m).
Attenzione: la discesa è molto ripida ed si perde facilmente aderenza a causa della presenza di piccoli sassi sul terreno. Quindi fare molta attenzione nella discesa e assolutamente da non attraversare con il maltempo.
Il Rifugio Giaf (1.428 m) è situato nel comune di Forni di Sopra (UD), la sua realizzazione fu promossa nel 1940 dal pioniere dell'alpinismo fornese e Guida Alpina Iginio Coradazzi "Gino Bianchi", ed inaugurato nel 1947. La sala da pranzo conserva il caratteristico fogolâr friulano e splendidi dipinti murali del pittore Paolo Zanussi realizzati intorno al 1970.
Dispone di circa 25 posti letto in camerate accoglienti, cucina eccellente e un ambiente caldo e famigliare. E' convenzionato con il CAI, prezzo di mezza pensione di € 60,00 mentre per i non soci è di € 75,00. Nel caso non siate soci CAI sappiate che fanno il prezzo di € 60,00 se soggiornate in almeno 3 rifugi dell'Anello delle Dolomiti Friulane
Giorno 3: Dal Rifugio Giaf al Rifugio Flaiban-Pacherini
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Punto di partenza
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Rifugio Giaf (1.428 m) |
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Punto di arrivo
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Rifugio Nino Flaiban - Fabio Pacherini (1.587 m) |
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Km totali
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10,50 km |
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Dislivello positivo
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+1.020 m |
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Dislivello negativo
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-920 m |
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Pendenza media
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19% |
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Punti di appoggio
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Casera Val Binon |
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Acqua
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Presente a Casera Val Binon |
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Note: Giorno più impegnativo a causa dell'attraversamento di 3 Forcelle.
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Il terzo giorno è stato senza dubbio il più tosto e impegnativo dell'intero trekking.
Dal Rifugio Giaf ho iniziato a salire con pendenza via via sempre più ripida fino alla prima forcella della giornata: Forcella Urtisiel (1.990m).
Dalla Forcella Urtisiel sono sceso di un paio di tornanti e a terra ho trovato le indicazioni per Cima Urtisiel Est (2.219m).
Nota: questa è una variante che potete evitare se non siete sicuri o soffrite di vertigini.
Il sentiero si sviluppa su traccia in mezzo ai pini mughi, per poi iniziare a salire sulla dorsale della montagna quasi verticalmente.
Ad un certo punto, a pochi metri dalla cima, consiglio di lasciare lo zaino e proseguire più leggeri in quanto l'ultimo pezzo è verticale con passaggi tecnici e da mettere le mani a terra per raggiungere la cima, ma la vista ripaga come sempre.
La discesa è avvenuta per lo stesso sentiero, recuperato lo zaino, raggiungo nuovamente i pressi di Forcella Urtisiel.
Inizio quindi a discendere nella verde conca di Casera Val Binon (1.788 m).
Raggiunta la Casera Val Bidon, ho fatto una pausa e fatto rifornimento di acqua.
Ho ripreso il sentiero in leggera salita fino ad arrivare alla Forcella della Val di Brica (2.088m), da dove potevo ammirare la Val Brica e l'ultima forcella della giornata: la Forcella dell'Inferno.
Dalla Forcella della Val di Brica ho iniziato a scendere con passo spedito dato che il meteo stava peggiorando.
Arrivati a fondo valle, ho iniziato a risalire verso la Forcella dell'Inferno, tra tratti ripidi e nuvole oscure che si addensavano sopra la mia testa.
Arrivo così alla Forcella dell'Inferno (2.175m), ma non ho tempo di godermi troppo il panorama perché inizia a piovere.
Fortuna vuole che la discesa avviene per sentiero ripido ma tra i pini mughi e non sui ghiaioni dei giorni precedenti.
In ogni caso, con passo spedito ma attento in poco tempo raggiungo il Rifugio Flaiban-Pacherini (1.587m).
Il Rifugio Nino Flaiban - Fabio Pacherini (1.587m) è ubicato nell'alta Val di Suola, è gestito dalla Sezione CAI XXX Ottobre di Trieste e proprietà del Comune di Forni di Sopra. Sorge poco lontano da dove un tempo esisteva un grande ricovero bruciato durante la Prima Guerra Mondiale (nel 1917). È dedicato alla memoria degli alpinisti e soci triestini Nino Flaiban e Fabio Pacherini.
Ha una capienza contenuta e intima (14 posti letto in camerette da 4 e 6 posti), bagno comune con doccia calda (a seconda della disponibilità idrica estiva) e non ha wi-fi, perfetto per staccare del tutto!
E' convenzionato con il CAI, prezzo di mezza pensione di € 50,50 mentre per i non soci è di € 63,00. Nel caso non siate soci CAI sappiate che è attivo uno sconto speciale del 10% per i non soci che completano il circuito soggiornando in almeno 3 rifugi delle Dolomiti Friulane.
Giorno 4: Dal Rifugio Flaiban-Pacherini a Pian Meluzzo
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Punto di partenza
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Rifugio Nino Flaiban - Fabio Pacherini (1.587 m) |
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Punto di arrivo
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Pian Meluzzo (930 m) |
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Km totali
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12,70 km |
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Dislivello positivo
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+490 m |
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Dislivello negativo
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-1.150 m |
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Pendenza media
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13% |
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Punti di appoggio
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Rifugio Pordenone |
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Acqua
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Presente al Rifugio Pordenone |
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Note: Il tratto più impegnativo è la salita al Passo del Mus dove la pendenza è del 41%.
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L'ultimo giorno, rinfrescato dalla pioggia del giorno prima, ho deciso di affrontare la discesa conclusiva per la Val Postegae.
Dal Rifugio Flaiban-Pacherini ho ripreso il sentiero in direzione del Passo del Mus.
La salita al passo si effettua per un sentiero che molte volte è stato ritracciato, pertanto troverete diversi segnavia. In ogni caso è difficile sbagliarsi perché bisogna passare per la fessura di due montagne adiacenti.
La salita è molto ripida e l'ultimo tratto presenta punti un po' tecnici su cui fare attenzione.
Dalla cima del Passo del Mus (2.063m) la vista sulla vallata è spettacolare.
Inizio così la lunga discesa che mi porterà prima in valle
Poi nel bosco
Poi si paleserà una piccola cascatella
Fino a raggiungere il Rio Postegae dove ho immerso i piedi nell'acqua per farli raffreddare dalla lunga discesa appena fatta.
Costeggiando il torrente ho raggiunto Casera Meluzzo (1.169m).
Infine continuando su strada forestale per poi inoltrandomi nel bosco ho raggiunto nuovamente il Rifugio Pordenone (1.249m).
Dal Rifugio Pordenone però devo raggiungere la macchina e quindi mi aspettano gli ultimi 4km e 250m di dislivello negativo fino al Parcheggio di Pian Meluzzo (930 m), concludendo così questi 4 giorni nelle Dolomiti Friulane.
Considerazioni
L'Anello delle Dolomiti Friulane è un trekking fantastico, ma richiede un'ottima preparazione fisica, passo fermo su terreno roccioso/ghiaioni e assenza di vertigini.
La pioggia in quota (come successo a me il 3° giorno) può rendere i passaggi su forcella impegnativi, per cui è indispensabile avere sempre nello zaino abbigliamento impermeabile di qualità. Ancora più importante è evitare di trovarsi all'interno dei ghiaioni nel momento di forti temporali perché diventano pericolosi.
Data la scarsa presenza di fonti d'acqua è opportuno avere con se scorte d'acqua sufficienti.
Pernottare nei rifugi gestiti permette di viaggiare con uno zaino leggero ed entrare in contatto con la cultura e l'accoglienza di queste valli, però è obbligatorio sacco lenzuolo.
Come sempre, vi lascio la traccia GPX completa per seguire l'itinerario passo passo!
Buona montagna a tutti e al prossimo trekking!


















































































